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Quando l’interpretazione diventa creativa

civitE’ noto come, nel mondo giuridico, ma anche in altri ambiti, l’attività interpretativa costituisca il cuore di ogni vicenda. Dinamizza quanto rischia di essere statico. Ringiovanisce quanto è vecchio. Colma quanto è lacunoso.

Ciononostante c’è un vincolo forte all’attività ermeneutica: non è possibile un’interpretazione creativa.
Alle volte, infatti, gli interpreti vanno un po’ oltre quanto è loro consentito, dando libero sfogo a una fantasia galoppante, fornendo, a talune frasi, un significato diverso, se non addirittura opposto a quello che risulta essere evidente dal significato letterale delle parole o dalla volontà di chi le ha espresse.
In alcuni casi quest’operazione sembra inspiegabile e provare a comprendere le ragioni che hanno spinto una persona a fornire un significato opposto a quello evidente è quasi logicamente diabolico.

Certo, forse, una spiegazione la si può trovare nella poetica. Alle volte queste scelte sono ispirate tipicamente da ragioni artistiche. D’altronde, proprio l’estro, il genio dell’artista è l’elemento che consente all’osservatore dell’opera d’arte di emozionarsi. Non è un caso, infatti, che l’ossimoro e l’antitesi siano due chiare figure retoriche, molto spesso utilizzate da illustri poeti.
Certo! Questa è la spiegazione! E’ arte e nient’altro.

Solo ragioni artistiche possono spiegare perchè qualcuno dovrebbe interpretare, ad esempio, la parola “sole” con il significato di “luna”; solo per emozionare si può ritenere che il significato delle parole della nota CIVIT (Commissione indipendente sulla Trasparenza delle Pubbliche Amministrazioni) n.5769 del 17.06.2013 “codesto comune deve pubblicare sul proprio sito istituzionale l’albo delle ditte di fiducia e deve, altresì, segnalare l’avvenuta pubblicazione dello stesso” sia da intendere che la pubblicazione dell’elenco delle ditte di fiducia sia contrastante con la nota CIVIT 5769 del 17.06.2013. Sì. E’ l’unica spiegazione plausibile. E in effetti è abbastanza emozionante.
Ma d’altronde, forse, vivendo in una società come la nostra, la fantasia è l’ultima cosa che ci è rimasta e che nessuno ci può portare via.
Non si può biasimare, infatti, chi, specie quando questo nostro bel paese ha vinto uno dei premi più ambiti in ambito cinematografico, tenti di sviluppare e mostrare ai cittadini-osservatori le proprie capacità artistiche.

Chissà, forse a breve vinceremo un altro Oscar.

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