Socialmente utile…a chi? Il nuovo caso del Centro Anti Violenza

La gestione delle politiche sociali a San Giorgio a Cremano: trasparenza non pervenuta.

Quale settore della Pubblica Amministrazione consente oggi, anche in territori di piccole dimensioni ma con alte densità abitative, di gestire contributi economici e relativi affidamenti, posti di lavoro e “favori” ai bisognosi? Le Politiche sociali e la gestione dei servizi erogati dagli enti del Terzo settore.

A San Giorgio a Cremano il ritorno economico e strategico, in termini di potere politico e consenso elettorale, rappresentato dalla gestione dei servizi sociali sembra non vedere mai il fondo; ed è così che ogni affidamento si trasforma in un affaire.

Fino allo scorso Settembre era attivo, per i cittadini dell’Ambito 28 (San Giorgio a Cremano e San Sebastiano al Vesuvio), il Centro Anti Violenza di cui pochi sembrano essere a conoscenza, anche perché inzialmente il materiale promozionale realizzato riportava un indirizzo errato…Centro individuato successivamente in Piazza Raffaele Capasso (di fronte alla Casa Comunale del Comune di San Sebastiano al Vesuvio) – 80046 – come riporta il sito internet della Cooperativa (con il codice di avviamento postale errato corrispondente invece al Comune di San Giorgio a Cremano…).

L’iter amministrativo si apre con la Determinazione dirigenziale nr. 25 del 21.07.2015 in cui veniva determinato da parte del Coordinatore dell’Ambito 28 “di predisporre una manifestazione di interesse per l’individuazione di associazioni e organizzazioni che abbiano esperienza certificata nella gestione del servizio di centro antiviolenza”.

Successivamente, con Determinazione dirigenziale nr. 40 del 27.11.2015, venivano approvati l’avviso pubblico ed il modulo di adesione alla manifestazione di interesse, necessari ai fini della partecipazione alla procedura negoziata e, con Determina nr. 48 in data 21.12.2015l’ex Coordinatore dell’Ufficio di Piano Ambito Sociale Dott. Vincenzo Falasconi indiceva la procedura negoziata per l’affidamento del Servizio di Centro Antiviolenza dell’Ambito nr. 28, per un importo a base di gara pari a 36.595,63 Euro (Iva al 4% inclusa).

Stabilendo, inoltre, che la procedura negoziata si sarebbe svolta attraverso “lettera di invito”, a mezzo PEC, alle associazioni ed imprese che avevano aderito alla manifestazione di interesse:

  • ATI DOMIGROUP / COOP F. APORTI
  • COOP.EVA ONLUS
  • ASSOCIAZIONE LE KASSANDRE
  • ASSOCIAZIONE SOTTENCOPP
  • ASSOCIAZIONE RICREA
  • COOP. LA GIOIOSA.

Affidataria del servizio risulta, a seguito dell’analisi degli atti da parte della Commissione valutatrice delle offerte all’uopo costituta, la Coop. EVA Onlus che, conseguentemente, ottiene la gestione del Centro Antiviolenza con un ribasso applicato di appena l’1% (tra i più bassi fra le partecipanti alla gara) per un totale di Euro 34.777,64.

In corso d’opera, ovvero nei verbali della commissione di gara, il soggetto unico Coop. EVA Onlus si trasforma magicamente in ATI (Associazione Temporanea d’Impresa) mediante l’unione con un’altra Cooperativa, la Dafne, con sede legale in Cercola.

Il dettaglio, che può apparire irrisorio, permette di abbassare la quota della cauzione provvisoria, versata a titolo di garanzia; adempimento obbligatorio per il soggetto partecipante e fissato nella quota dell’1% dell’importo della gara in caso di presentazione da parte di un singolo soggetto attestante la certificazione di qualità. Circostanza che nel caso di specie non trova corrispondenza con la normativa in quanto la cauzione provvisoria sarebbe dovuta essere nella quota del 2%. Di contro è agli atti che la polizza versata dall’ATI EVA/Dafne è stata pari all’1%.

Così come la certificazione di qualità UNI EN ISO 9001:2008, richiesta obbligatoriamente dal bando, è stata presentata esclusivamente dalla Coop. EVA Onlus e non anche dalla Coop. Dafne.

Tali inadempienze avrebbero già di per sé comportato, probabilmente, un’esclusione della gara del soggetto affidatario, ma la vicenda appare ulteriormente torbida poiché ad oggi, dagli atti richiesti: manca il protocollo di legalità che avrebbe dovuto sottoscrivere la coop. Dafne, essendovi traccia solo di quello sottoscritto dalla Coop. Eva; nell’istanza di partecipazione in cui le coop. dichiarano di partecipare in ATI non vengono riportate le percentuali di partecipazione di ciascuna di esse; nei verbali di gara si opera sempre in riferimento alla circostanza che le coop. sociali Eva e Dafne partecipano unitamente alla procedura ma nella Determina nr. 20 del 22.03.2016 di approvazione dei verbali di gara ed affidamento del servizio di centro antiviolenza, aggiudicataria della gara risulta nuovamente essere solo la Coop. Eva.

Tale ultima circostanza è, ancora, di particolare rilievo, poiché, per un legittimo affidamento del servizio erano indispensabili: l’accertamento dell’avvenuta costituzione dell’ATI, l’individuazione della società mandataria e delle modalità di ripartizione dei compiti ed alte informazioni stabilite nell’atto costitutivo del raggruppamento d’imprese.

Sembra quindi naturale chiedersi se è legittimo eludere requisiti ed obblighi imposti dal corretto e trasparente compimento del procedimento amministrativo.

Soprattutto se si considera che ulteriori dubbi sulla correttezza della procedura sono stati sollevati, poco dopo l’affidamento, durante una infuocata seduta di Giunta laddove il Dirigente dell’Avvocatura eccepiva, su segnalazione della Associazione Sott’ n’ goppa (partecipante alla gara), la mancata indicazione degli oneri di sicurezza aziendali nell’offerta economica presentata dalla Cooperativa aggiudicataria EVA Onlus. Situazione che generò un violento battibecco con l’ex Vice Sindaco, nonchè Assessore alle Politiche Sociale Giovanni Marino.

Quando sarà possibile sciogliere le maglie che legano il Terzo settore e la gestione della cosa pubblica per permettere ad associazioni, imprese e cooperative sociali di operare a parità di condizioni?

Lo scopriremo solo vivendo…

Noi naturalmente non potevamo stare a guardare e, congiuntamente agli altri componenti dell’Opposizione cittadina, abbiamo deciso di denunciare il tutto alle Autorità competenti affinchè si faccia luce su questa ennesima vicenda dai contorni oscuri, come quella sull’affidamento del servizio di supporto all’ufficio di Piano già precendentemente affrontata (clicca qui per visualizzare la denuncia).

Nel frattempo il Dirigente del Settore competente Dott. Vincenzo Falasconi è stato, pochi mesi fa, sollevato dall’incarico di Coordinatore dell’Ambito sociale 28, anche a seguito delle nostre numerose denunce per le evidenti criticità presenti nella gestione dei Servizi Sociali.

Non solo! Il Sindaco ha deciso di rimuovere dalla Giunta anche l’ex Assessore alle Politiche sociali nonchè Vice Sindaco Giovanni Marino il quale fino all’ultimo giorno del suo incarico si è erto a strenuo promotore dell’operato dell’Amministrazione comunale mentre oggi, guarda caso, ne è diventato (a seguito del siluramento) uno dei più accaniti censori attraverso il nascente gruppo politico MDP – Art. 1.

E oggi cosa sta accadendo? La delega in Giunta alle Politiche sociali è stata affidata alla evanescente Manuela Chianese, “zinniana di ferro”, mentre la gestione tecnica del Settore è passata in capo al Dirigente Luigi Suarato il quale sta delegando gran parte delle attività al suo sottoposto, il Funzionario Dott. Michele Ippolito, individuandolo impropriamente come nuovo Coordinatore dell’Ambito 28 di cui il nostro Ente è capofila rispetto al Comune di San Sebastiano al Vesuvio.

Proprio su questo punto abbiamo deciso di scrivere al Segretario Generale D.ssa Maria Rosaria Impresa dopo aver notato che nella manifestazione di interesse rivolta ai soggetti del Terzo Settore per l’affidamento del nuovo centro Anti-Violenza il Dott. Ippolito veniva indicato quale Coordinatore dell’Ambito chiedendone così l’annullamento in autotutela.

Difatti a seguito del nostro interessamento la D.ssa Impresa comunicava al Dirigente competente che il Funzionario Ippolito, per motivi di opportunità, si sarebbe dovuto limitare agli atti di sua competenza invitandolo ad astenersi dal qualificarsi come Coordinatore dell’Ambito 28, nelle more di una modifica ai regolamenti i quali disciplinano il funzionamento dell’Ambito stesso (clicca qui per visualizzare la nota ufficiale).

Dal canto suo il Dirigente declinava l’indicazione fornita dal suddetto Segretario rifiutandosi di annullare la manifestazione di interesse, come da noi richiesto, poichè la “raccomandazione” fornita dalla D.ssa Impresa era avvenuta nei giorni successivi all’emanazione dell’avviso pubblico (clicca qui per visualizzare la nota di riscontro ufficiale).

Fatto sta che in linea con le indicazioni fornite all’epoca dell’individuazione dei nuovi Ambiti territoriali di competenza in materia di Servizi sociali (clicca qui per visualizzare la circolare emanata dalla Regione Campania) riteniamo opportuno che l’Ufficio di Piano si avvalga del Dirigente dei Servizi Sociali del Comune capofila (o altra figura a cui siano attribuite funzioni dirigenziali) quale Coordinatore.