“Art. 208”, cerchiamo di vederci chiaro!

Ex art. 208 è un articolo del Codice della strada che disciplina la destinazione dei proventi da sanzioni pecuniarie per violazione del codice stradale. In parole povere stabilisce che il 50% degli introiti derivanti dalle multe sia destinato al miglioramento della sicurezza stradale, alla manutenzione delle strade comunali, alla messa in sicurezza delle stesse a tutela degli utenti deboli, dei bambini, anziani, disabili, all’educazione stradale.
Insomma l’art. ex 208 disciplina, in maniera molto dettagliata, quali debbano essere le finalità dell’utilizzo di queste risorse le quali, ricordiamo, derivano dalle multe che i cittadini pagano a fronte di una infrazione. E in effetti risulterebbe, sulla scorta della previsione sull’accertamento per il 2018 (basata sui dati delle precedenti annualità), che il totale delle sanzioni stradali ammonterebbe a 705.000€ di cui la somma da assoggettare ai vincoli normativi corrisponde al 50% e quindi a 352.500€.
È data facoltà all’Ente comunale, tuttavia, di destinare, attraverso apposita Delibera di Giunta, parte di questi proventi (352.500€) ad un “fondo di previdenza assicurativa complementare” rivolto esclusivamente agli agenti di Polizia municipale.
Opportunità che il nostro Comune non si è fatto sfuggire anche quest’anno attraverso la Deliberazione di Giunta comunale n. 42 del 05 Febbraio 2018 rinnovando una polizza assicurativa di previdenza complementare a beneficio degli agenti di PM stipulata anni addietro.
Parliamo di circa 77.500€ (di proventi di multe) che ogni anno, attraverso apposito atto di indirizzo, devono essere prioritariamente utilizzati per coprire la spesa derivante dagli obblighi contrattuali relativi alla suddetta polizza di previdenza complementare come previsto da capitolato speciale d’appalto (clicca qui per visualizzarlo). Si tratta dunque di circa il 22% della spesa totale come dal prospetto in foto.

Da ciò ne discende che nel caso in cui non vengano soddisfatte, a fine anno, le previsioni sulle entrate derivanti dall’ infrazione del Codice della Strade (a causa di problematiche, ad esempio, in fase di riscossione) ad essere tagliati sarebbero gli investimenti sulla sicurezza stradale in quanto non vincolati da alcun obbligo contrattuale, diversamente da quanto invece accade per la stipula di polizze assicurative.

Ovviamente è tutto assolutamente legittimo!
Ma, a fronte di una situazione finanziaria del tutto precaria dell’Ente, tale da non consentire neanche la ordinaria e tempestiva manutenzione delle strade o l’acquisto di videocamere di ultima generazione per garantire la sicurezza ed il monitoraggio del territorio (visto che gran parte di esse ad oggi non sono funzionanti), ebbene, alla luce di quanto premesso verrebbe da chiedersi se non sia opportuno che i soldi dei cittadini contravventori ritornino agli stessi sotto forma di servizi. Soprattutto attraverso il potenziamento del corpo di Polizia Municipale con investimenti sull’equipaggiamento e con progetti riguardanti il pattugliamento del territorio in orari e luoghi critici.

Per questo motivo, attraverso i nostri portavoce Rosanna Tremante, Patrizia Nola e Danilo Cascone, abbiamo presentato e discusso, poche settimane fa, una interrogazione in Consiglio comunale al fine di chiedere chiarimenti. Tuttavia la risposta non è giunta puntuale in aula a causa dell’assenza dell’Assessore al ramo Sarno sebbene dopo pochi giorni sia stato il Comandante della Polizia Municipale a chiarire le nostre perplessità attraverso una nota ufficiale (clicca qui per visualizzarla). Nel riscontro formulato dal Dirigente Ruppi si chiarisce che, con proprio provvedimento, si è avviata nel 2011 la procedura, ad evidenza pubblica, di individuazione della Compagnia assicurativa per la stipula della polizza ai fini della creazione del fondo pensionistico complementare.

Non tocca a noi giudicare, ma è importante dare una corretta informazione sull’argomento.

Non dovrebbe essere trascurata la possibilità, contemplata anch’essa dall’ex. art 208, che una volta terminato l’obbligo contrattuale – divenuto una vera e propria palla al piede – si incrementino gli investimenti sulla prevenzione attraverso iniziative di educazione civica, nonchè di contrasto ad atteggiamenti in violazione del codice stradale.

Elezioni Politiche 2018, la metà degli scrutatori (ancora) nominati

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Stessa spiaggia stesso mare…intonava una famosa hit estiva. A San Giorgio a Cremano potremmo invece cantare: stessa Commissione elettorale, stesso criterio di designazione degli scrutatori, stesse nomine.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anche per le prossime Elezioni Politiche la metà degli scrutatori da inserire nei seggi è stata nominata su chiamata diretta dei Consiglieri Farina e Di Giacomo, entrambi espressione della maggioranza.

Difatti su 218 scrutatori effettivi la metà è stata sorteggiata in seduta pubblica (a cui hanno assistito diversi cittadini, incluso il nostro portavoce Pasquale Maiolino), e l’altra indicata dai Consiglieri.

A nulla sono valsi i nostri appelli al buon senso per un sorteggio integrale, seguendo l’esempio di Amministrazioni (sempre di centro sinistra) come quelle di Portici e Ercolano.

Si continua (legittimamente) con questa prassi arcaica della nomina su chiamata diretta. Ogni commento è superfluo. Abbiamo già detto tanto su quanto questa classe politica locale sia ancora legata ad un concetto di favoritismo. Sono ormai alla canna del gas…

Come sempre, in nome della trasparenza, rendiamo pubblici gli elenchi dei nominativi degli scrutatori.
Per scaricare l’elenco completo degli scrutatori suddivisi per sezione elettorale e per modalità di designazione clicca qui.

Il caso Publiservice…

riscossione_tributiQualsiasi Pubblica Amministrazione dovrebbe adottare, nell’espletamento della proprie funzioni, dei semplici criteri riassumibili con l’acronimo delle tre “E”: economicità, efficienza ed efficacia. Si tratta di principi elementari che dovrebbero guidare tutte le scelte di un Ente pubblico.

Eppure l’Amministrazione del nostro Comune, con tutti i protagonisti che si sono succeduti, non manca mai di riservare sorprese ed esempi di negligenza colposa; basta aprire un faldone per trovare l’ennesimo episodio di cattiva, e soprattutto dannosa, gestione. L’ultimo caso che vogliamo portare all’attenzione del cittadino e (magari) agli onori della cronaca riguarda il prossimo contenzioso fra il Comune e la società di gestione e riscossione delle entrate “Publiservizi SRL“.

Nel 2013 l’Amministrazione comunale decide di affidare ad un Ente terzo la riscossione ordinaria e coattiva dei tributi comunali: cosap- imu-tasi-tari. Si redige il capitolato d’appalto e si pubblica il bando, come da prassi. Tra le ditte che presentano l’offerta economica più vantaggiosa viene scelta la sopracitata Publiservizi che, a distanza di poco tempo, si aggiudicherà anche l’appalto per la sosta a pagamento.

A partire da questo momento e per i successivi anni la stipula finale del contratto viene continuamente rimandata. Nel frattempo l’azienda sostiene di aver accantonato le somme necessarie alla fideiussione di garanzia dell’accordo, adempimento burocratico obbligatorio per dare esecuzione all’appalto affidato.  Solo nel 2016, e solo sotto sollecitazione del Segretario generale, il Comune interviene per dirimere la questione. Purtroppo però, nel frattempo, la riscossione della nota TARI (la tassa sull’igiene urbana) che rappresentava il volume maggiore di questi flussi di cassa, è diventata un onere, per effetto della normativa nazionale, a carico dell’Agenzia delle entrate tramite il “modello F24”, venendo meno pertanto anche la necessità principale del ricorso ad un appalto esterno.

La Determina dirigenziale dell’annullamento dell’affidamento (il contratto, lo ricordiamo, non è stato mai stipulato) arriva solo nel Luglio 2017 a quasi quattro anni dall’inizio dell’avventura e in barba a qualsiasi norma di buon senso.

La Publiservizi, naturalmente, (loro sì economici, efficaci ed efficienti…) ha citato in giudizio il Comune per tutti i possibili danni derivanti da questa gestione sregolata.

Ci piacerebbe sbagliare ma abbiamo motivo di credere che anche questa volta una banale vicenda burocratica si trasformi in un costo oberante e infruttuoso. Ancora una volta l’inefficienza amministrativa, correndo il rischio di produrre l’ennesimo debito fuori bilancio,  erode i fondi che una città sana dovrebbe destinare al verde pubblico, all’illuminazione urbana, alla sicurezza stradale, alla mensa scolastica. Peccato.

Gli incarichi esterni discrezionali (quasi) a gratis…

penpaperL’ Amministrazione comunale sangiorgese non finisce mai di stupirci, fonte inesauribile di spunti per arricchire la casistica del “tutto ciò che non deve fare una Pubblica Amministrazione“. Stavolta parliamo di affidamenti per incarichi conferiti all’esterno. Anche in passato ce ne siamo occupati soprattutto per quelli di natura legale.

E’ il 27 Maggio 2016 quando il Settore Avvocatura nella persona della Dirigente D.ssa Lucia Cicatiello decide di affidare un incarico professionale (per il recupero delle somme derivanti da alcune procedure esecutive) all’esterno “in quanto il carico di lavoro non consente di procedere per il recupero essendo la procedura dettata da termini stringenti e attività specialistiche“.

Fin qui tutto nella norma se non per il fatto che nella Determinazione dirigenziale di conferimento si apprende che l’affidamento è avvenuto su impulso di parte ossia su proposta dell’Avv. Alessandra Iodice, beneficiaria dell’incarico. Il tutto con un semplice invio di curriculum vitae seguito da un colloquio conoscitivo tenuto presso gli uffici comunali rivelatosi poi con esito positivo. Di avvisi pubblici affissi all’albo pretorio per la selezione di tali figure sembrerebbe non averne trovato alcuna traccia.
Non solo! Nell’atto dirigenziale si chiarisce che alcuna somma è stata richiesta al Comune a titolo di onorari e/o diritti ma esclusivamente l’anticipazione delle spese “che in caso di recupero verranno reintroitate dal Comune”.

Tali circostanze hanno insospettito non poco il nostro portavoce al Consiglio Danilo Roberto Cascone inducendolo a scrivere, nei mesi scorsi, al Segretario generale al fine di ottenere vari chiarimenti e di prendere visione del contratto stipulato con il professionista incaricato.

La risposta da parte del Dirigente responsabile, a seguito del coinvolgimento del Segretario, non si è fatta attendere. Dopo una fitta corrispondenza, a tratti conflittuale, avvenuta attraverso i canali ufficiali si scoprirà che: “la determina è stata sottoscritta per accettazione dall’Avv. Iodice riportando la stessa tutte le condizioni del conferimento“. Tradotto? Non esiste alcun contratto stipulato fra le parti ma la Determinazione dirigenziali di affidamento può bastare, secondo il Dirigente, per soddisfare quanto richiesto.
Peccato che nella stessa non vengano indicati i benchè minimi elementi posti alla base di un rapporto contrattuale. 
Quanto alla onerosità dell’incarico il Dirigente asseriva, in prima battuta, che nessun compenso è previsto a carico del Comune, salvo poi precisare che “l’incaricato potrà, invece, incamerare i compensi liquidati dal G.E. in esito alle procedure esecutive conclusesi con esito positivo“.
Valutazioni, queste, sostenute successivamente anche dal Segretario generale che, in un suo intervento avvenuto nella corrispondenza,  rilevava quanto segue:

– (…)non vengono analiticamente individuate le procedure esecutive affidate né l’arco temporale di riferimento né dall’atto si evince la durata dell’incarico;
– non si comprende con chiarezza se al professionista sia riconosciuto un compenso e in che percentuale(…).

Il tutto invitando la D.ssa Cicatiello ad “adottare ulteriore atto che definisca con chiarezza le obbligazioni contrattuali tra il professionista e l’Ente“, nonostante sia trascorso oltre un anno dall’affidamento dell’incarico.

Dell’ “ulteriore atto” non si saprà mai più nulla, bensì a definire maggiormente gli opachi contorni della vicenda sarà poi una relazione, sempre a firma della Dirigente, utile a chiarire alcuni aspetti fino a quel momento irrisolti. Come quelli, ad esempio, relativi alla procedura di affidamento “effettuata con affidamento diretto dopo aver valutato 5 curriculum in elenco pervenuti nei primi mesi del 2016 aventi analoghe caratteristiche, ovvero di essere giovani avvocati con esperienza nella materia dell’esecuzione.” Inoltre – si legge nella relazione – “1) nessuna delle altre candidature era a costo zero per l’ente come rilevato anche da una indagine informale effettuata dalla scrivente tra i professionisti della zona e dai curricula agli atti; 2) la affidataria possedeva un curriculum di eccezione in relazione all’incarico da espletarsi che non era in possesso di nessuno degli avvocati che avevano presentato richiesta di incarichi di difesa e da tanto derivò la scelta del colloquio conoscitivo; 3) non è stato previsto  termine di scadenza dell’incarico in quanto, come per lo più avviene per gli incarichi defensionali, lo stesso è legato a imprevedibili tempi di giustizia ed a maggior ragione per i recuperi; 4) non sono stati precisati i singoli procedimenti, che vengono di volta in volta individuati dall’Avvocatura a seconda dell’urgenza ed affidati con separati verbali di consegna“.

Si ribadisce che, per quanto di nostra conoscenza, non è mai stato pubblicato alcun avviso pubblico per la ricerca di tale figura professionale. Alla faccia della tanto decantata trasparenza!

Per questo ed altri motivi abbiamo deciso di scrivere all’Autorità Nazionale Anti Corruzione e al Prefetto affinchè si possa fare luce sulla vicenda. Nel frattempo, a seguito della nostra segnalazione, attendiamo che l’Assessore al ramo (nonchè Sindaco) Giorgio Zinno ponga in essere tutte le azioni utili a superare le criticità evidenziate.

Socialmente utile…a chi? Il nuovo caso del Centro Anti Violenza

La gestione delle politiche sociali a San Giorgio a Cremano: trasparenza non pervenuta.

Quale settore della Pubblica Amministrazione consente oggi, anche in territori di piccole dimensioni ma con alte densità abitative, di gestire contributi economici e relativi affidamenti, posti di lavoro e “favori” ai bisognosi? Le Politiche sociali e la gestione dei servizi erogati dagli enti del Terzo settore.

A San Giorgio a Cremano il ritorno economico e strategico, in termini di potere politico e consenso elettorale, rappresentato dalla gestione dei servizi sociali sembra non vedere mai il fondo; ed è così che ogni affidamento si trasforma in un affaire.

Fino allo scorso Settembre era attivo, per i cittadini dell’Ambito 28 (San Giorgio a Cremano e San Sebastiano al Vesuvio), il Centro Anti Violenza di cui pochi sembrano essere a conoscenza, anche perché inzialmente il materiale promozionale realizzato riportava un indirizzo errato…Centro individuato successivamente in Piazza Raffaele Capasso (di fronte alla Casa Comunale del Comune di San Sebastiano al Vesuvio) – 80046 – come riporta il sito internet della Cooperativa (con il codice di avviamento postale errato corrispondente invece al Comune di San Giorgio a Cremano…).

L’iter amministrativo si apre con la Determinazione dirigenziale nr. 25 del 21.07.2015 in cui veniva determinato da parte del Coordinatore dell’Ambito 28 “di predisporre una manifestazione di interesse per l’individuazione di associazioni e organizzazioni che abbiano esperienza certificata nella gestione del servizio di centro antiviolenza”.

Successivamente, con Determinazione dirigenziale nr. 40 del 27.11.2015, venivano approvati l’avviso pubblico ed il modulo di adesione alla manifestazione di interesse, necessari ai fini della partecipazione alla procedura negoziata e, con Determina nr. 48 in data 21.12.2015l’ex Coordinatore dell’Ufficio di Piano Ambito Sociale Dott. Vincenzo Falasconi indiceva la procedura negoziata per l’affidamento del Servizio di Centro Antiviolenza dell’Ambito nr. 28, per un importo a base di gara pari a 36.595,63 Euro (Iva al 4% inclusa).

Stabilendo, inoltre, che la procedura negoziata si sarebbe svolta attraverso “lettera di invito”, a mezzo PEC, alle associazioni ed imprese che avevano aderito alla manifestazione di interesse:

  • ATI DOMIGROUP / COOP F. APORTI
  • COOP.EVA ONLUS
  • ASSOCIAZIONE LE KASSANDRE
  • ASSOCIAZIONE SOTTENCOPP
  • ASSOCIAZIONE RICREA
  • COOP. LA GIOIOSA.

Affidataria del servizio risulta, a seguito dell’analisi degli atti da parte della Commissione valutatrice delle offerte all’uopo costituta, la Coop. EVA Onlus che, conseguentemente, ottiene la gestione del Centro Antiviolenza con un ribasso applicato di appena l’1% (tra i più bassi fra le partecipanti alla gara) per un totale di Euro 34.777,64.

In corso d’opera, ovvero nei verbali della commissione di gara, il soggetto unico Coop. EVA Onlus si trasforma magicamente in ATI (Associazione Temporanea d’Impresa) mediante l’unione con un’altra Cooperativa, la Dafne, con sede legale in Cercola.

Il dettaglio, che può apparire irrisorio, permette di abbassare la quota della cauzione provvisoria, versata a titolo di garanzia; adempimento obbligatorio per il soggetto partecipante e fissato nella quota dell’1% dell’importo della gara in caso di presentazione da parte di un singolo soggetto attestante la certificazione di qualità. Circostanza che nel caso di specie non trova corrispondenza con la normativa in quanto la cauzione provvisoria sarebbe dovuta essere nella quota del 2%. Di contro è agli atti che la polizza versata dall’ATI EVA/Dafne è stata pari all’1%.

Così come la certificazione di qualità UNI EN ISO 9001:2008, richiesta obbligatoriamente dal bando, è stata presentata esclusivamente dalla Coop. EVA Onlus e non anche dalla Coop. Dafne.

Tali inadempienze avrebbero già di per sé comportato, probabilmente, un’esclusione della gara del soggetto affidatario, ma la vicenda appare ulteriormente torbida poiché ad oggi, dagli atti richiesti: manca il protocollo di legalità che avrebbe dovuto sottoscrivere la coop. Dafne, essendovi traccia solo di quello sottoscritto dalla Coop. Eva; nell’istanza di partecipazione in cui le coop. dichiarano di partecipare in ATI non vengono riportate le percentuali di partecipazione di ciascuna di esse; nei verbali di gara si opera sempre in riferimento alla circostanza che le coop. sociali Eva e Dafne partecipano unitamente alla procedura ma nella Determina nr. 20 del 22.03.2016 di approvazione dei verbali di gara ed affidamento del servizio di centro antiviolenza, aggiudicataria della gara risulta nuovamente essere solo la Coop. Eva.

Tale ultima circostanza è, ancora, di particolare rilievo, poiché, per un legittimo affidamento del servizio erano indispensabili: l’accertamento dell’avvenuta costituzione dell’ATI, l’individuazione della società mandataria e delle modalità di ripartizione dei compiti ed alte informazioni stabilite nell’atto costitutivo del raggruppamento d’imprese.

Sembra quindi naturale chiedersi se è legittimo eludere requisiti ed obblighi imposti dal corretto e trasparente compimento del procedimento amministrativo.

Soprattutto se si considera che ulteriori dubbi sulla correttezza della procedura sono stati sollevati, poco dopo l’affidamento, durante una infuocata seduta di Giunta laddove il Dirigente dell’Avvocatura eccepiva, su segnalazione della Associazione Sott’ n’ goppa (partecipante alla gara), la mancata indicazione degli oneri di sicurezza aziendali nell’offerta economica presentata dalla Cooperativa aggiudicataria EVA Onlus. Situazione che generò un violento battibecco con l’ex Vice Sindaco, nonchè Assessore alle Politiche Sociale Giovanni Marino.

Quando sarà possibile sciogliere le maglie che legano il Terzo settore e la gestione della cosa pubblica per permettere ad associazioni, imprese e cooperative sociali di operare a parità di condizioni?

Lo scopriremo solo vivendo…

Noi naturalmente non potevamo stare a guardare e, congiuntamente agli altri componenti dell’Opposizione cittadina, abbiamo deciso di denunciare il tutto alle Autorità competenti affinchè si faccia luce su questa ennesima vicenda dai contorni oscuri, come quella sull’affidamento del servizio di supporto all’ufficio di Piano già precendentemente affrontata (clicca qui per visualizzare la denuncia).

Nel frattempo il Dirigente del Settore competente Dott. Vincenzo Falasconi è stato, pochi mesi fa, sollevato dall’incarico di Coordinatore dell’Ambito sociale 28, anche a seguito delle nostre numerose denunce per le evidenti criticità presenti nella gestione dei Servizi Sociali.

Non solo! Il Sindaco ha deciso di rimuovere dalla Giunta anche l’ex Assessore alle Politiche sociali nonchè Vice Sindaco Giovanni Marino il quale fino all’ultimo giorno del suo incarico si è erto a strenuo promotore dell’operato dell’Amministrazione comunale mentre oggi, guarda caso, ne è diventato (a seguito del siluramento) uno dei più accaniti censori attraverso il nascente gruppo politico MDP – Art. 1.

E oggi cosa sta accadendo? La delega in Giunta alle Politiche sociali è stata affidata alla evanescente Manuela Chianese, “zinniana di ferro”, mentre la gestione tecnica del Settore è passata in capo al Dirigente Luigi Suarato il quale sta delegando gran parte delle attività al suo sottoposto, il Funzionario Dott. Michele Ippolito, individuandolo impropriamente come nuovo Coordinatore dell’Ambito 28 di cui il nostro Ente è capofila rispetto al Comune di San Sebastiano al Vesuvio.

Proprio su questo punto abbiamo deciso di scrivere al Segretario Generale D.ssa Maria Rosaria Impresa dopo aver notato che nella manifestazione di interesse rivolta ai soggetti del Terzo Settore per l’affidamento del nuovo centro Anti-Violenza il Dott. Ippolito veniva indicato quale Coordinatore dell’Ambito chiedendone così l’annullamento in autotutela.

Difatti a seguito del nostro interessamento la D.ssa Impresa comunicava al Dirigente competente che il Funzionario Ippolito, per motivi di opportunità, si sarebbe dovuto limitare agli atti di sua competenza invitandolo ad astenersi dal qualificarsi come Coordinatore dell’Ambito 28, nelle more di una modifica ai regolamenti i quali disciplinano il funzionamento dell’Ambito stesso (clicca qui per visualizzare la nota ufficiale).

Dal canto suo il Dirigente declinava l’indicazione fornita dal suddetto Segretario rifiutandosi di annullare la manifestazione di interesse, come da noi richiesto, poichè la “raccomandazione” fornita dalla D.ssa Impresa era avvenuta nei giorni successivi all’emanazione dell’avviso pubblico (clicca qui per visualizzare la nota di riscontro ufficiale).

Fatto sta che in linea con le indicazioni fornite all’epoca dell’individuazione dei nuovi Ambiti territoriali di competenza in materia di Servizi sociali (clicca qui per visualizzare la circolare emanata dalla Regione Campania) riteniamo opportuno che l’Ufficio di Piano si avvalga del Dirigente dei Servizi Sociali del Comune capofila (o altra figura a cui siano attribuite funzioni dirigenziali) quale Coordinatore.

Il PEBA: questo sconosciuto…

Nel lontano 1986 la legge 41 all’articolo 32 comma 21 disponeva che tutti i comuni si dotassero del PEBA (acronimo di Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche).

Esso prevedeva infatti che qualsiasi forma di ostacolo e/o impedimento fisico fosse rimosso da tutti i luoghi pubblici per dare modo anche ai diversamente abili di accedervi creando, allo stesso tempo, passaggi e percorsi protetti a loro dedicati.

Sono trascorsi oltre 30 anni e la nostra Amministrazione attuale e tutte quelle che l’hanno preceduta ad oggi non si sono dotate del suddetto piano contravvenendo in modo gravissimo a quanto invece disponeva la legge. Ma il 26 Ottobre scorso il m5s ha presentato e discusso una mozione in Consiglio comunale proprio per mettere fine alla lunga serie di ingiustizie verso chi giornalmente  è costretto a muoversi con l’ausilio della sedia a rotelle.

La mozione è stata discussa ed approvata all’unanimità dall’intero Consiglio con grande soddisfazione di tutti.

Siamo però solo all’inizio! Infatti vigileremo affinchè in tempi brevi si attui tutto quanto previsto dalla normativa vigente in materia fino a quando i diritti dei meno fortunati saranno riconosciuti.